Il nome di un petalo

Un nome per tutte le piante del mondo. Un nome per ogni petalo di malva.

Correva in silenzio, i piedi scalzi carezzati dal manto erboso, passo dopo passo. La nascondeva tra le mani, le braccia strette al petto. Lo sguardo perso nell’azzurro abbagliante del cielo. Solleticava un po’, ma non avrebbe lasciato la presa. Non lo avrebbe mai fatto. Era lontano, perso in un mantra mentale che gli offuscava la vista. Un nome per tutte le piante del mondo.

Sapeva dove l’aveva presa, sapeva dove la stava portando. Ma non sapeva dove fosse in quel momento; non riusciva a vederlo. Non percepiva le colline smeraldine, le radici nodose che scansava a memoria con piccoli saltelli, il flebile bagliore degli inesauribili puntini colorati che lo osservavano silenti.

Un nome per ogni petalo di calla.

 

Correva un po’ più piano, sempre più piano. Non c’erano nuvole, e se ci fossero state, non le avrebbe notate. Non gli serviva vedere; sapeva che stava arrivando, sapeva che aveva corso abbastanza. Lo sapeva anche lei. Lo sentiva dal suo petto, il battito sempre più regolare. Lo solleticò un poco di più.

Si fermò. Nell’intrico di banani nani e di platani rigogliosi, si fermò.

Ampie vallate in fiore si estendevano a perdita d’occhio in ogni direzione. Fece un giro su se stesso, poi un altro. E un altro ancora. Ovunque si voltasse non vedeva altro che il verde abbagliante delle piante da frutto, pomi dorati che risplendevano contro l’orizzonte. Tronchi lontani irti di fogliame allungavano i rami possenti nel tentativo di riuscire a sfiorare la pallida Luna. Giorno dopo giorno, avanzavano pacati, mezzo pollice alla volta. Soltanto un bacio.

Un nome per ogni foglia di betulla.

 

Apre le mani. Le apre lento, gli inesauribili puntini colorati che lo osservano, silenti. La piccola lingua di fiamma è rosa, un rosa delicato. Solletica un po’ quelle sue candide mani, si sgranchisce adagio tra i suoi palmi. La guarda perso, sorride. Sarà alta tre pollici, forse poco più. Nell’oceano piatto di foglie e rami e arbusti e fiori e frutti, la piccola fiammella è l’unica essenza danzante. Unica esuberanza di vita in un mondo vivo, in un mondo immobile.

Alcune gardenie vorrebbero essere proprio come lei. Un po’ la invidiano, devono ammetterlo; è da tanto tempo che aspettano un soffio di vento, quel tanto che basta per farle sentire vive. Quel tanto che basta per catturare la sua attenzione, ancora una volta. Una soltanto.

Ma non vede nulla, nulla che non sia la piccola lingua di fiamma rosata. Gli accarezza la pancia. Fa il solletico. Si allunga un po’, si distende per un altro paio di pollici, quel tanto che basta per accarezzarlo in viso, delicata. Sorride, e una lacrima gli riga il viso. Scorre con calma, fa il solletico.

Un nome per ogni acino d’uva.

 

Rimangono tutti lì, a guardali per un attimo eterno, per un istante infinito senza un singolo soffio di vento. I suoi occhi riflettono di un rosa candido, rapiti dall’essenza di quell’esuberanza di vita. Se distogliesse lo sguardo, smetterebbe di vedere il mondo. La piccola lingua di fiamma cresce. Se anche gli aceri crescesserò così, avrebbero già baciato le stelle.

Non si accorge nemmeno del piccolo globulo rosato che si separa dalla sua origine, scivolandogli tra le dita come cera calda. Abbandonandosi leggiadro sulle foglie dei banani nani. Le sfiora lentamente, con la stessa dolcezza con cui accarezzava il viso di chi l’ha portata fin lì, passo nudo dopo passo nudo. Sentono solletico, e i platani rigogliosi le invidiavano un po’, devono ammetterlo. In una dolce estasi, si anneriscono quiete, una sottile linea di vita scorre sulla loro superficie di giada, lasciando al suo passaggio un sottile foglio annerito. Basterebbe un soffio di vento, un singolo filo d’aria per lasciarle andare, per renderle cenere volante. Allora potrebbero muoversi, nuova esuberanza al suo crepuscolo di vita. Foglia dopo foglia, il piccolo banano nano perde il suo gradiente abbagliante, diventando color della pietra. Un soffio, e sarà vera vita.

Un nome per ogni ramo di sambuco.

 

Non si accorge di nulla, perso nell’infinito splendore della fiaccola rosa, della sua fiaccola rosa. Perso in quelle carezze che gli rigano il viso, in quelle carezze che lo fanno sorridere. Ai suoi piedi, il piccolo frammento di fiamma accarezza ogni filo d’erba, ogni petalo di malva, ogni foglia di betulla, ogni pomo dorato. Con la quiete d’un respiro eterno le accarezza tutte, una dopo l’altra. Gli inesauribili puntini colorati dispersi tra colline infinite aspettano placide il proprio turno, il proprio istante di vita. Però la piccola fiamma non vuole crescere, non vuole diventare più grande; ha scelto così. Con passo modesto, una foglia per volta, un petalo per volta, avvolgerà il mondo. Finché ogni ramo non verrà pietrificato, finché ogni petalo non diverrà cenere al prossimo leggero soffio di vento. Finché un singolo filo d’aria non oscurerà il cielo.

Un nome per la mia piccola fiamma, e null’altro.

M. Guerbois

21/03/2023